Incertezza sia per quanto riguarda il rischio di un riacutizzarsi della crisi finanziaria se le misure di risanamento e riordino avviate non dovessero dimostrarsi sufficientemente efficaci; sia per quanto riguarda l’economia reale, in presenza di gravi difficoltà del mercato del lavoro e di pesanti ostacoli agli investimenti.
D'altra parte, il sostegno all'economia da parte dei governi si scontra con la necessità di limitare, in un'ottica di medio periodo, il peggioramento dei conti pubblici.
La cosiddetta
exit strategy dovrà contemperare tutte queste esigenze.
Il quadro europeo Secondo le previsioni d'autunno della Commissione, l'Unione Europea, pur uscendo dalla crisi nella seconda metà di quest'anno, subirà un
calo del PIL di circa il 4% nella media del 2009, rispetto ad un dato ancora positivo nel 2008 (0,8%).
Per il 2010 si attende una ripresa graduale, con una crescita del PIL pari allo 0,7%.
La ripresa delle attività a breve termine è dovuta ai miglioramenti del contesto esterno e delle condizioni finanziarie, nonché alle significative misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto dalla maggioranza degli Stati.
Resta però grave la situazione del mercato del lavoro, in quanto risente con ritardo degli effetti negativi della recessione.
Nonostante le misure
politiche a breve termine ed il mantenimento di
eccedenze di manodopera in taluni Stati, nei prossimi trimestri è attesa una perdita di posti di lavoro.
Secondo le previsioni, quest'anno l
'occupazione diminuirà di quasi il 2,3%, e nel 2010 scenderà ancora di circa l'1,2%. L'occupazione dovrebbe stabilizzarsi progressivamente verso la fine del 2010, una volta che la ripresa sarà consolidata.
Il tasso di disoccupazione nel 2009 salirà di 2 punti rispetto al 2008, toccando il 9,1% e ancora più elevato sarà nel 2010, quando toccherà livelli non più sperimentati dai primi anni ’90. (10,3%).
Anche le
finanze pubbliche sono state colpite duramente.
Si stima che quest'anno il
disavanzo pubblico triplicherà nell'Unione europea (raggiungendo quasi il 7% del PIL rispetto al 2,3% del 2008) e nel 2010 continuerà a salire fino a raggiungere il 7,5% circa.
Questo deterioramento deriva in parte dal funzionamento degli stabilizzatori automatici e dalle misure discrezionali adottate a sostegno dell'economia ma rispecchia anche un calo delle entrate più forte del previsto a seguito del rallentamento economico.
Il disavanzo scenderà leggermente al di sotto del 7% del PIL nel 2011, con la ripresa dell'attività e la conclusione delle misure temporanee.
Il rapporto debito/PIL, riflettendo tali tendenze, nel 2009 risulterà più elevato di circa 10 punti percentuali rispetto al 2008 e continuerà ad avere un andamento crescente negli anni successivi.
L'inflazione, che nel 2008 aveva toccato in media il 3,7% per effetto degli andamenti registrati dal prezzo del petrolio nella prima parte dell’anno, crollerà all’1% (0,3% nell’area euro), un livello pari alla metà del target della BCE.
Dovrebbe essere leggermente superiore all'1% nel 2010 e stabilizzarsi intorno all'1,5% nel 2011.
Il quadro italiano Secondo la Commissione, l'Italia seguirà le tendenze descritte per l'insieme dell'Unione, anche se il nostro paese, affetto da alcuni ritardi strutturali che ne limitano la crescita ormai da molti anni, è uno dei pochissimi ad aver registrato una significativa caduta del PIL già nel 2008.
La recessione colpirà duro nel 2009, con una contrazione del PIL del 4,7%, superiore a quella media prevista per l'Unione.
Nel 2010, tuttavia, è attesa una ripresa del PIL in linea con quella media dell'Unione Europea, intorno allo 0,7%.
Per l'anno in corso, si prevede un c
rollo degli investimenti in macchinari ed attrezzature pari al 20%.
Anche le
esportazioni subiranno una simile caduta, mentre i consumi delle famiglie caleranno dell’1,5%.
L'occupazione si contrarrà del 2,6% ed il tasso di disoccupazione salirà di 1 punto, rispetto al 2008, toccando il 7,8% nel 2009. Il tasso continuerà a salire nel 2010 (l’8,7%).
La situazione dei
conti pubblici è prevista in forte deterioramento: il disavanzo delle pubbliche amministrazioni passerà da 2,7% nel 2008 a 5,3% nel 2009.
Il
debito in rapporto al PIL farà un balzo di quasi 10 punti, toccando il livello del 114,6%, un valore simile a quello registrato nei primi anni ’90, quando prese avvio il processo di risanamento finanziario del paese.
Secondo la Commissione, la
fragilità delle finanze pubbliche, ed in particolare il peso del debito, hanno limitato (e limiteranno ancora) la forza della reazione alla crisi da parte del governo italiano.
Fonte
Dipartimento Politiche ComunitarieI.DA.